Treelude & Panel Talk
Doc Movie Night
Giovedì 22 gennaio, alle ore 20:00, si terrà la proiezione del documentario “Treelude”, seguita da un panel talk.
Un film diretto da Marco Zingaretti, prodotto da Soul Film Production, in collaborazione con Protect Our Winters Italy e OL Music Studio.
Saranno presenti: Madeleine Rohrer, Karin Steiner (Outdoor Textile Repair) e Florian Dusini.
Treelude è un’opera che sfida le convenzioni, un esperimento narrativo che si muove liberamente tra il documentario, la fiction e la sperimentazione. È un racconto ibrido che nasce dalla fusione spontanea di elementi reali e ricostruiti, lasciando spazio all’improvvisazione come metodo di creazione. Al centro della storia ci sono Lukas, operatore locale, e Costantino, fonico di città, due professionisti che interpretano se stessi mentre vengono incaricati di registrare l’essenza sonora della natura nelle montagne della Valle Aurina. Il loro viaggio si trasforma in un’esperienza di scoperta sensoriale e in una riflessione più ampia sul rapporto tra uomo e ambiente.
Il titolo stesso contiene la chiave di lettura del film. “Tree”, l’albero, è simbolo di radici, equilibrio e resistenza, ma anche di una natura minacciata e mutevole. “Prelude” rimanda invece al senso di qualcosa che sta per accadere: un inizio, una trasformazione, un’anticipazione di ciò che potrebbe essere o di ciò che stiamo rischiando di perdere. Musicalmente, il preludio è una composizione introduttiva, e nel film questo concetto si riflette nel percorso di Costantino, che inizialmente ascolta i suoni solo come materia tecnica da registrare, ma progressivamente ne comprende il valore più profondo, fino a cogliere un’armonia nascosta che prima gli sfuggiva.
La regia si sviluppa su un linguaggio fluido e aperto all’improvvisazione, adattato ai due protagonisti, senza attori, senza copione. La macchina da presa si muove tra inquadrature rigorose e studiate e momenti più spontanei e grezzi, lasciando spazio all’imprevisto. L’uso del paesaggio come elemento narrativo è fondamentale: Lukas è spesso inquadrato con il paesaggio che lo avvolge, integrato nella natura; Costantino, invece, appare più isolato, incerto, perso in un ambiente che inizialmente non gli appartiene. Man mano che il film avanza, il suo rapporto con lo spazio cambia, e con esso cambia il nostro sguardo su di lui.
Il suono è l’elemento fondante del film, non solo come strumento narrativo ma anche come veicolo emotivo e tematico. Non esiste una colonna sonora tradizionale: la musica nasce direttamente dal paesaggio sonoro registrato durante le riprese, trasformando ogni suono naturale – il vento tra gli alberi, il crepitio della neve, il fragore lontano di una frana – in materia viva, in uno strumento da suonare. Questo processo metacinematografico è al centro del racconto: Costantino è lì per catturare il suono della natura, ma finisce per ascoltarla davvero per la prima volta. La sua esperienza è quella dello spettatore, chiamato a riscoprire un mondo sonoro che spesso ignoriamo o diamo per scontato.
Treelude non è solo un film sulla percezione e sulla tecnica, ma un’opera che riflette sulla nostra stessa sopravvivenza, un preludio a un futuro che dipende da quanto sapremo ascoltare oggi.
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